I
Viuzza
Il vocio nella viuzza del paese si innalza con gli odori della cena e del tintinnio delle stoviglie sul lavabo. Cani e gatti attendono vigili sulle soglie consunte. Luci fioche innalzano ombre scure nel cielo stellato d’una sera mite.
Lirica
Tre raccolte, tre sguardi sul mondo: il riconoscimento internazionale delle Poesie da Concorso, la radice umbra di Terra Umbra, e il trittico Carta — dove la materia diventa metafora.
Tre liriche presentate al concorso internazionale “Premio Universo Arte e…non solo” (Fiuggi, 2025)
I
Il vocio nella viuzza del paese si innalza con gli odori della cena e del tintinnio delle stoviglie sul lavabo. Cani e gatti attendono vigili sulle soglie consunte. Luci fioche innalzano ombre scure nel cielo stellato d’una sera mite.
II
Poesia vincitrice
Il treno è fermo… Il fumo tace il lavoro antico del carbonaio. Luci accese nelle carrozze: cappelli, cappellini, cravatte, pellicce e gente, tanta gente! È una piazza dove si parla, si lavora, si bisbiglia il sogno. Il vuoto è pieno: esso rammenta il fratello, il significato è lì… nel suo gemello. Busti poi busti, con grandi barbe e alte fronti. Silenzio ottuso, aria oziosa, spazi vuoti: pieni di vita. Il fumo esce: è una nuvola stanca nel grigio cielo. I fitti archi si innalzano al silenzio: grande rumore nelle carrozze ferme. Il sogno si estende oltre la superficie: libri, echi mitici di gesta umane, eroi, draghi, animali con corazze invisibili… Il treno parte, il fischio tradisce il silenzio. Burla di una realtà non nostra.
III
Bollicine d’acqua di giochi infantili vagano saltellando, bianche, trasparenti, nell’aria tiepida. Occhi grandi incantati, braccia protese al volo: dono di un’età fiabesca dove la dissolvenza è gioia. Gocce di finta rugiada bagnano il terreno madido di frastuono!
Due raccolte — 2002 & 2013–2023
Nella terra d’Umbria l’autore affonda le radici del suo sguardo. La prima raccolta — Natura, 2002 — è un diario di paesaggi e ricordi d’infanzia, segnato dal ritmo delle stagioni e dalla memoria contadina. La seconda — Musicalità, 2013–2023 — porta lo stesso sguardo nel tempo presente: più sintetico, cromatico, affine alla pittura.
Natura — 2002
Occhi verdi di mandorla acerba. Riccioli dorati di miele su ginestre dai fiori gialli al culmine della vita. Tramonto d’autunno d’un inverno mite, tra verdi opachi e ocra dal sapor di terra umbra celata tra muschi e arbusti sempreverdi.
Passo dopo passo parola dopo parola uomini e donne bambini e vecchi incedono lungo la via assolata del paese. Passi lenti, parole sussurrate, giochi di pietra sull’asfalto. Tintinnio di bastoni gommati si avviano al tramonto alle case in attesa. Rumori di chiavi, saluti spiccioli, lacrime ribelli varcano l’uscio delle porte amiche. La cena fonde gli animi sereni.
Il latrato dei cani accompagna il grillo solitario nel suo canto errabondo. L’alito del vento carezza il cielo stellato. Nella campagna arsa dal sole il verde pallido conta i suoi steli di terra. Sera d’estate dove tutto tace.
Trema la casa al cupo tuono. Un uomo con barba bianca e scuri occhi infuocati solca il cielo sulle ali del vento trainato da cavalli bianchi. Mi sorprendo al ricordo dei racconti!
Il lume della candela morde il cielo buio orfano di stelle e luna contadina. La notte apre il sipario del teatrino errante ai sensi di un orfano di stelle e luna contadina. Il fruscio delle foglie tradisce il vento lieve che corre verso misteriosi lidi. Vocii lontani accompagnano guaiti di cani orfani di stelle e luna contadina.
La cinghia di cuoio muove il ricordo a risvegli dietro tendine bianche d’alba ed ammonimenti serali all’evento atteso. La bocca di fuoco, eco di racconti fiabeschi, ingoia covoni d’oro biondo per sacchi di iuta. Grida, canti, pulviscolo su sudori sani; braccia robuste con forche cadenzate al fieno, si intrecciano alla schiamazzo di increduli bambini.
Il mattino si apre alla finestra: la vigna è lì che attende la primavera, la casetta è lì, tutta appuntita, con la sua serranda rossa, il capanno con lamiere logore è lì che attende il cacciatore, l’edera è lì con i suoi chicchi neri avvolti da nuvole di uccelli. Tutto uguale! Tutto cambia!
Voci tremanti sotto il vento tuonante di pioggia. Che senso di pace per i campi ebbri di gioia.
Silenzio… sono subito chiari i mille rumori della notte che incombe…
Musicalità — 2013–2023
Il segno dell’inverno è il legno bruciato sul piano del focolare. I lampi di luce che entrano nella stanza sono reduci da lunghi viaggi nel cielo bianco di neve. I lampi sono bianchi eremi di luce nel cielo di neve. I lampi di neve sono luci di gioia per bambini attenti ai fiori di neve che cade.
Il viso dallo sguardo rapido si posa sul libro dei sogni. La bambina sogna il libro che si apre alla pagina gialla, rosa d’estate e d’un pallido bianco d’inverno la neve. La bambina colora il sogno che sa di sognare.
Nel celare il canto del suono opaco il sole conta la luce bianca d’acciaio. Venite canti di betulle, mele cotogne in fiore e rosa i mille petali nei campi verdi al sole del mattino. La luce bianca d’acciaio sfiora i fiori rosa pallido con petali sparsi a terra come d’autunno.
La corda di tela bianca sogna il buio di niente. La luce si espande in rivoli gialli ocra sull’erba verde di niente. La rabbia scema in mille piccoli ramoscelli di un ulivo pieno di niente. Contorta è la strada che porta al nulla della vita piena di niente.
Trucioli di immensa bellezza agli angoli degli occhi seri davanti agli orli del pio giorno. A seguito gli spazi di verde pallido sul ciliegio rosso. Non venire domani: dormi un sogno di ricordi.
Il vestito bianco candido si staglia nelle stanze dove il tempo è guardiano dell’amore antico. Gli sguardi audaci di sempre negli occhi concavi spiano le stanze buie di un cinema di paese.
Tre variazioni su un’unica materia: memoria, guerra, destino.
La storia usa per le sue trame invisibili fili intrecciati a formare un lungo e bianco legame. Ieri oggi e domani si riverserà la carta a narrar la bellezza degli umani. Il lezzo stantio e polveroso dei testi antichi si lega all’aria a diventar tedioso. Eppur è quel sentore che si tramanderà a far conoscere la storia della nostra società.
Tra bolle d’acqua malsana saltello qua e là su rivoli di acqua piovana. Là aspetta un cartoncino piccolo e sgualcito con su stampato Fabriano. Lo prendo e lo spiego: “Ti amo” recita la scritta gettata dal soldato da un’alta garitta. È così disperato da scegliere che il caso sia per l’innamorata un ruffiano consumato.
La carta è lì sorniona in attesa che la mano nervosa l’appallottoli e la getti nel cestino insieme ad altri oggetti in disuso resi tristi dal destino. Eppur la vita offre in sorte ciò che la carta certifica con la nascita e la morte.